22 settembre 2011

Non sono una donna, non sono una santa, sono una duracel

Ci si insegue a volte con tutte le forze e poi ci si raggiunge solo attraverso le fragilità. Dobbiamo preservarla questa nostra fragilità. Perchè a volte la forza spezza e ci divide mentre la fragilità sa unire e con le sue disarmanti verità sa far incontrare.
- M. Bisotti -
Premessa

Il dottor B. per chi non lo sapesse è uno psichiatra, il mio psichiatra. Colui che da otto anni circa, cerca di tenere a bada le mie esplosive/distruttive emozioni e che da otto anni a questa parte mi ripete che no, non sono poi questa gran merda che penso di essere.

Mio padre e il dottor B non vanno molto d'accordo, nel senso che il dottor B è convinto che gran parte del mio disagio sia dovuto alla mia famiglia e al modo in cui mi hanno sempre trattata e in particolar modo ha poca simpatia per mio padre e i suoi modi di fare. Mio padre dal lato suo invece nutre una grande smania di sapere e di parlare col dottor B, apparentemente per capire la mia condizione ma in realtà per dire peste e corna su di me, e per incolpare il dottor B di non sapermi guarire da questo male che lui non capisce.
Il dottor B ha sempre accuratamente evitato conversazioni che superassero i tre secondi con mio padre.

Poco tempo fa però mio padre ha nuovamente espresso il grande desiderio di parlare della mia situazione col dottor B, ed io pur sapendo perfettamente che mi avrebbe sputtanatta e umiliata ho accettato; In fondo è mio padre, lo amo ed è malato e se venire li a smedarmi con la scusa di riportare i fatti esattamente per quelli che sono, puo farlo sentire meglio, puo farlo sentire vivo anche per un solo attimo, beh e allora che venga pure!

Così quando tempo fa presi appuntamento col dottore, lo avvisai di questa piacevole novità, mio padre reclamava dieci minuti di attenzione ed io avevo deciso di concederglieli.



Lunedì 19 settembre

Alle quattro spaccate io e mio padre ci mettiamo manzi manzi in macchina e ci dirigiamo in città. Rischiamo di morire due o tre volte a causa della guida eccelsa di mio padre e alle cinque meno qualcosa siamo giunti a destinazione.

Come al solito non c'è parcheggio e allora il papi prende l'occasione al volo e dice : "Tu vai, io resto in macchina, appena trovo parcheggio salgo"; "E NOOOOOO!" dico io "adesso troviamo un buco in cui parcheggiare e TU sali con me". Cosa era quello? Un tentativo di tirarsi indietro all'ultimo momento? Col senno di poi credo volesse semplicemente essere un atto di pietà.

Arriviamo nello studio, mio padre si siede nella sala d'attesa ed io vado in bagno a far pipì che mi sono agitata assai con tutti quei sorpassi spericolati e mi si è riempita la vescica dal terrore!!

Stranamente cinque minuti dopo il dottor B ci fa accomodare, e dico stranamente perchè di solito l'attesa è come minimo di 20 minuti e infatti io mi stavo gia mettendo comoda e avviando angry birds sul cellulare...ma niente non ho potuto giocare agli uccelli incazzati perchè era gia arrivato il nostro turno.

Ci accomodiamo, io e mio padre da un lato della scrivania, il dottor B dall'altro lato.

Dottor B: "Very mi ha detto che voleva parlami, prego mi dica"

E lì mio padre parte come un fiume in piena a raccontare tutta una serie di dettagli privati della mia vita: a che ora mi alzo, a che ora vado a dormire, quanto tempo passo al pc, quanto al telefono, ci mancava solo che gli raccontasse ogni quanto mi cambio le mutande e il quadro era completo.
E Very non esce. E very non è andata ai matrimoni delle amiche. E very si comporta male con le cognate. E Very è tutta un segreto si chiude in camera e non si puo sapere mai nulla di quello che fa! E Very è pigra e non vuole fare le faccende domestiche. E very ha sempre i nervi scossi, basta un niente per farla imbestialire ecc. Totalmente  inutili i tentativi del medico di spiegare al mio papili che ho problemi di autostima che mi sento impresentabile agli occhi degli altri, e che vivo un disagio, ma che ho anche dei pregi ...niente, tutto fiato sprecato!
Ah , ha anche simpaticamente smerdato quello che ho fatto fino ad ora ed intendo i due anni di lavori venduti con successo in negozio, le decine di pacchi e pacchetti spediti qua e la per l'italia a gente che apprezza i miei lavori, i corsi tenuti in negozio in cui una volta tanto ero maestra e non allieva, la mia voglia di crescere e fare sempre di piu in questo ambito, niente è stato tutto liquidato con un semplice : "fa quelle quattro cose da tre, quattro euro e basta"  -_-

Ma io ero tranquilla perchè avevo previsto tutta questa sceneggiata parola per parola,certo mi scappa qualche lacrimuccia perchè anche se sai come andrà a finire assistere a un padre che ti smerda non è mai piacevole. Ma è tutto sotto controllo.

Quello che davvero non mi aspettavo e che mi ha mandato il cuore in brandelli è che di punto in bianco mi ha accusato di essere niente poco di meno la causa del suo cancro.

Very la cancerogena ! Senza accorgemene mi è venuto il cuore di amianto, rifiuti tossici nelle vene e radiazioni al posto dell'alito.

A sentire mio padre dire che gli ho spappolato il fegato mi si è squarciata l'anima.

Resto zitta perchè cosi mi sono ripromessa e allora il dottor B un po cerca di difendermi.

"Lei lo sa che in questo momento Very sta facendo una grande fatica per trattenersi?"
"Si lo so, e sa dopo in macchina quante me ne dirà?!"
"No papà non ti dirò niente, stai tranquillo"

Questo è mio padre. 28 anni assieme, stessa carne e stesso sangue eppure non ha mai capito niente.

A questo punto il dottor B fa accomodare fuori mio padre per poter proseguire da soli la seduta. Io sono di spalle ormai in una valle di lacrime. Il dottor B chiude la porta, mi da un buffetto sulla testa, si siede di fronte a me e mi sorride dicendo "Buon giorno bionda" (io in realtà sono mora), così come se la nostra seduta iniziasse solo in quel momento.

Il mio spirito partenopeo (che sento di avere pur essendo pugliese) però mi impedisce di far finta di niente, e con la faccia piena di lacrime e il fazzoletto in mano gli dico: "Ma lo hai sentito? Mo è pure colpa mia se gli è venuto il cancro!!"
Dotto B: "Lo so, lo so, avevo messo in conto anche questo"
Very: "Eh tu si, ma io noooooo!!!!!"

Penso, stupidamente, che il peggio sia passato, che adesso il dottor B mi tirerà su di morale e mi farà uscire di li come al solito carica di speranza e fiducia nel futuro.

Non faccio in tempo a finire di pensare questo pensiero che quello mi fa: "Tu sai che io insisto molto sul fatto che tu abbia una tua autonomia, prima di tutto emotiva e poi anche materiale"

E fin qui dottò mi trovi pienamente d'accordo.

"Hai mai pensato...ecco insomma, se tu vuoi possiamo provare a chiedere una pensioncina..."

Aaaaaalt mo davvero è troppo, fermate il mondo che voglio scendere e andare ad abitare con i marziani.

Cioè questo qui mi sta dicendo che sono idonea ad una pensione di invalidità mentale?????

Non gli do neanche il tempo di finire la frase che gli ruggisco un NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Mi faccio un altro pianto. Dopo di che gli chiedo: "Scusa eh, ma come la giustifichi questa richiesta di pensione?"
"Con un disturbo bipolare"
Silenzio.
"Ma io ce l'ho davvero?"
E mi fa quel gesto, pollice sotto al mento, per dire no ma ci sei molto vicina.

E nu alt caz e cus penso di rimando io!!!

Silenzio.
Proviamo a parlare d'altro. Io giusto per non smentirmi continuo a piangere.
Vorrei proseguire ma non ce la faccio e allora mi esce dalla bocca: "Mi hai detto una cosa troppo brutta...lì della pensione...ci sono rimasta male"
"Lo so. Ma se io dovessi fare una diagnosi veritiera non direi che hai un disturbo bipolare, cioè non rientri proprio in quella categoria, ti avvicini ma non lo sei, certo fai un gran casino con le emozioni, hai problemi a socializzare e a confrontarti con gli altri, questo si, lo devi riconoscere ma non sei bipolare. Era per dirti che io sono disposto a fare carte false per darti un po d'aria, un po di autonomia, un modo per uscire da quel tritacarne in cui ti trovi"

Me vabbè allora tengo ancora una speranza di non diventare come una Duracel e avere due poli?!

Parliamo ancora un po, gli dico che non sopporto piu il mio corpo e che non riesco a dimagrire e lui dice che questa cosa sarà sempre difficile da gestire, che è una faccenda atavica, sono stata cresciuta così, ero destinata a diventare obesa, come mia madre, come gran parte della mia famiglia.
Ad un certo punto lo sento pure affermare che prima o poi dobbiamo affrontare il rapporto che (non) ho con gli uomini, che è una cosa molto importante ed io allora guardo il piccione che da fuori alla finestra a sua volta mi guarda e faccio finta di non sentire!

Fissiamo un nuovo appuntamento e ci salutiamo. Appena esco mio padre mi guarda come se in faccia avessi un topo morto, evidentemente devo avere la faccia sconvolta!

Giu in strada afferro mio padre sottobraccio e insieme ci incamminiamo  verso il parcheggio.

"Sei arrabbiata?"
"No, non sono arrabbiata."

Silenzio

"Sono molto triste, non credevo che mi avresti dato la colpa del cancro "

Durante il viaggio di ritorno sto zitta, lo sguardo abbastanza fisso, mi sento vuota e guasta, ho qualcosa che non va, sono un giocattolo rotto e mi viene da piangere.

"Ma io non ho detto che me lo hai fatto venire tu il cancro, non mi hai capito.."
"Pa' non sto piangendo per quello.."
"E per cosa?"
"Adesso non mi va di parlarne!"

E intanto mi dispero al solo pensiero di essere minimamente idonea ad una pensione...no ma ci rendiamo conto della gravità della situazione o no?
Ma io questo a papà non glielo posso di certo raccontare, che poi gli viene uno sfogo cutaneo e va a finire che la colpa è mia e della mia pensione.



Conclusione

Anche in questo caso ero indecisa se pubblicare o no questa storia. Sono stati giorni duri, sono stata davvero male, per due giorni ho pianto, mi è venuto mal di testa e mi sono sentita davvero uno schifo. Solo da stamattina sento di essere tornata la Very di sempre, quella che sa scherzare su cose su cui in realtà ci sarebbe ben poco da scherzare e che scrive in un italiano strano solo perchè la fa ridere..solo oggi riesco a non avercela con mio padre e a pensare alla questione pensione con un sorriso e non come una condanna a morte. Ora riesco a pensare lucidamente al fatto che se mi concentro, se mi sforzo forse posso ancora farcela a non diventare bipolare e a non avere bisogno della pensione di invalidità!!



Mamma : "Sic come mi sento..mi sento depressa, mi viene da piangere"
Very : " Ma' finiscila è inutile che fai cosi tanto a te la pensione non te la danno, la danno solo a me, ohhhhh!"

Mamma sorride.
Very sorride.

Il mondo è tornato in ordine.


Fine












5 settembre 2011

Ho sognato che...

Oh nooo, ci risiamo!!!

Io e mio padre siamo ricoverati in ospedale. A dire la verità io mi sento bene e mi pare di essere li più che altro per fare compagnia a mio padre. Comunque sia ci hanno messi nella stessa stanza. L'ultima, in fondo al corridoio.

E' mattina, mi sono appena svegliata, ho i capelli arruffati e l'alito che puzza di morte, ma papà deve recarsi subito in un altro reparto per fare degli esami, così senza pensarci due volte mi butto giù dal letto e così orrenda come sono seguo papà!!

Il corridoio è molto lungo e ampio e ha qualcosa di arancione, forse le pareti.
Dalla stanza di fronte alla nostra spunta una mia amica, anche lei ricoverata li; è bellissima, ha una camicia da notte bianca e leggera che svolazza un po qui e un po la e che le lascia spalle e gambe scoperte, mentre i lunghi capelli rossi sono raccolti in uno chignon a banana e al contrario mio profuma di buono. Mi saluta e frettolosamente scende delle scale che ci sono li vicino e sparisce.

Noi due invece attraversiamo il corridoio.  Sbirciando nelle varie stanze noto che ci sono solo donne, donne di ogni età, donne col pancione, donne che cullano neonati e solo nelle prime stanze del reparto noto qualche uomo, per la maggior parte anziani. Fra tutti mi colpisce un vecchietto che se ne sta beato nel suo letto a succhiare pastina in brodo di prima mattina.

Usciti dal reparto sento la necessità di capire in quale dei tanti reparti siamo stati ricoverati. Cerco la scritta, la trovo, leggo: GINECOLOGIA

Cioè mio padre è stato ricoverato in ginecologia.

Mah insomma chissà, magari in una vita passata si chiamava Ivana e gli deve essere rimasto appicicato un ovaio da qualche parte!!

Procediamo tranquilli.
Mio padre è impeccabile: pigiama, vestaglia elegante allacciata in vita, pantofola chic. Io sono ai limiti dell'osceno: indosso il mio pigiama invernale che ormai si è talmente sfatto che è diventato tre metri per quattro (sia nella realtà che nel sogno), le pantofole coi pupazzetti e due felpe, una la indosso, l'altra la porto legata in vita.

Arriviamo nel reparto che ci è stato indicato e la prima cosa che noto cosa è? Anzi chi è? E' PEPE. Se possibile è ancora piu bello di come lo ricordavo.(La Very che dorme lo ricorda molto meglio della Very sveglia). Se ne stà seduto li ad aspettare tra altra gente; Lui fortunatamente non mi nota subito e questo mi da il tempo di pensare che oltre ad essere obesa sono in condizioni pietose, mi puzza l'alito di morte e avrò di sicuro qualche caccola appiccicata agli occhi.
Così in preda all'ansia e ad una manciata di ormoni festaioli mi rivolgo elettrica a mio padre e gli dico : "Papà mi scappa la pipì, devo tornare in stanza, tu aspettami qui che tanto torno subito"
Non do spazio a nessuna replica, faccio dietrofront e con passo rapido e ondeggiante mi dirigo verso il nostro reparto, la nostra stanza, il mio spazzolino da denti e la promessa di un alito fresco e che sappia di menta piperita per 24 ore.

Però mentre cammino ad un certo punto mi rendo conto di non sapere piu dove sono, mi sono persa!
Vedo solo lunghi corridoi, tanta gente ed io che non so dove andare. Mi sale l'ansia! Ho paura!

Il mio camminare a destra e sinistra e un po alla cazzo mi porta poi in un corridoio-stanza che non ha alcuna via d'uscita. C'è tantissima gente, molti malati abbandonati nei letti a castello a dieci e forse più piani, che dai loro tristi letti mi fissano. Altra gente si ammassa attorno ad una finestrella bianca a cui è stato rotto il vetro con un pugno. Si trova a metà parete e sarà larga e alta una cinquantina di centimetri circa. Quella finestrella è l'unico modo per entrare ed uscire da quel posto.

Ad uno ad uno si avvicinano, si arrampicano, si slanciano e passano dall'altra parte. Lo devo fare anche io se voglio uscire di li!

Provo a saltare ma non ci riesco, in queste cose sono sempre stata una grande impedita e la stazza di certo non facilita la cosa.

Chiedo aiuto alla gente che mi circonda, ma nessuno vuole aiutarmi perchè sono troppo pesante.

Sono avvilita, umiliata e spaventata! Non me ne importa più niente se mi puzza l'alito e sono tutta in disordine, voglio solo tornare da mio padre ma non ce la faccio a saltare e nessuno vuole aiutarmi perchè sono grassa!

Forse inizio a piangere.

Ed è proprio in questo momento di sconforto che si fa largo tra la gente Kledi Kadiu, il ballerino di Maria de Filippi, che buono e misericordioso si offre di aiutarmi a passare dall'altra parte. Trascinate dalla bontà di kledi si avvicinano anche altre persone e tutte insieme mi sollevano.

Finalmente riesco ad affacciarmi alla finestrella, e vedo una cosa che mai mi sarei aspettata di vedere, vedo Calcutta..un lago di acqua zozza sotto di me e donne indiane con dei vasi in testa.
Per quanto non mi piaccia l'idea di tuffarmi in quell'acqua so bene che quella è l'unica via d'uscita che ho! Da sotto kledi e gli altri mi spingono ancora un po, io da parte mia cerco di collaborare come meglio posso e finalmente con un sonoro splash casco nell'acqua zozza. Sono lurida ma felice, adesso posso andare da papà.

Comincio a correrre e mi ritrovo di nuovo in ospedale. Chiedo informazioni alla prima infermiera  che trovo e questa mi indica subito dove andare.
Ecco li papà, lo vedo, che felicità!
E' seduto vicino a Pepe, cioè tra lui e Pepe c'è solo una sedia vuota.
Mi precipito da lui e facendo ancora finta di non vedere Pepe gli racconto tutta concitata cosa mi è successo riassumendo il tutto in tre punti: mi sono persa, kledi mi ha salvata, ho fatto un tuffo nell'acqua zozza.

A questo punto mi giro verso Pepe e faccio la faccia sorpresa come se davvero lo avessi visto solo in quel momento.

Adesso non mi importa più se sono tutta zozza, spettinata e con la fiatella, mi siedo accanto a lui e cerco di parlargli..ma quello di scatto si alza, si porta un dito alle labbra e mi fa scchhhh! e poi mi indica una ragazza seduta dietro l'angolo.

Mi sale la morte nel cuore, Pepe è li con la sua ragazza incinta per fare l'ecografia al pancione e mi ha zittito prima che potessi iniziare a fare la gallina con lui, perchè davanti alla sua ragazza dobbiamo far finta di non conoscerci;

Mi metto li buona buona, delusa delusa, avvilita avvilita, vicino a papà e aspetto il nostro turno.

Dopo un po Pepe ritorna e quatto quatto mi chiama in disparte, io mi avvicino pensando chissà quale cosa importante dovesse dirmi e invece quello piano piano mi sussurra all'orecchio : Comunque se hai fame ho delle caramelle in tasca!!

Ed io la prendo seriamente come una gran presa per il culo e mi offendo a morte!!!

No ma dico, sembro forse una che pensa sempre a mangiare?!!

4 settembre 2011

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Beh si insomma ho gia così tanti account da ricordare che uno in piu non mi spaventa mica...e poi in questi giorni in cui non ho molto da raccontare qui sul blog può sempre tornare utile....perciò ecco se vi va.....