5 settembre 2011

Ho sognato che...

Oh nooo, ci risiamo!!!

Io e mio padre siamo ricoverati in ospedale. A dire la verità io mi sento bene e mi pare di essere li più che altro per fare compagnia a mio padre. Comunque sia ci hanno messi nella stessa stanza. L'ultima, in fondo al corridoio.

E' mattina, mi sono appena svegliata, ho i capelli arruffati e l'alito che puzza di morte, ma papà deve recarsi subito in un altro reparto per fare degli esami, così senza pensarci due volte mi butto giù dal letto e così orrenda come sono seguo papà!!

Il corridoio è molto lungo e ampio e ha qualcosa di arancione, forse le pareti.
Dalla stanza di fronte alla nostra spunta una mia amica, anche lei ricoverata li; è bellissima, ha una camicia da notte bianca e leggera che svolazza un po qui e un po la e che le lascia spalle e gambe scoperte, mentre i lunghi capelli rossi sono raccolti in uno chignon a banana e al contrario mio profuma di buono. Mi saluta e frettolosamente scende delle scale che ci sono li vicino e sparisce.

Noi due invece attraversiamo il corridoio.  Sbirciando nelle varie stanze noto che ci sono solo donne, donne di ogni età, donne col pancione, donne che cullano neonati e solo nelle prime stanze del reparto noto qualche uomo, per la maggior parte anziani. Fra tutti mi colpisce un vecchietto che se ne sta beato nel suo letto a succhiare pastina in brodo di prima mattina.

Usciti dal reparto sento la necessità di capire in quale dei tanti reparti siamo stati ricoverati. Cerco la scritta, la trovo, leggo: GINECOLOGIA

Cioè mio padre è stato ricoverato in ginecologia.

Mah insomma chissà, magari in una vita passata si chiamava Ivana e gli deve essere rimasto appicicato un ovaio da qualche parte!!

Procediamo tranquilli.
Mio padre è impeccabile: pigiama, vestaglia elegante allacciata in vita, pantofola chic. Io sono ai limiti dell'osceno: indosso il mio pigiama invernale che ormai si è talmente sfatto che è diventato tre metri per quattro (sia nella realtà che nel sogno), le pantofole coi pupazzetti e due felpe, una la indosso, l'altra la porto legata in vita.

Arriviamo nel reparto che ci è stato indicato e la prima cosa che noto cosa è? Anzi chi è? E' PEPE. Se possibile è ancora piu bello di come lo ricordavo.(La Very che dorme lo ricorda molto meglio della Very sveglia). Se ne stà seduto li ad aspettare tra altra gente; Lui fortunatamente non mi nota subito e questo mi da il tempo di pensare che oltre ad essere obesa sono in condizioni pietose, mi puzza l'alito di morte e avrò di sicuro qualche caccola appiccicata agli occhi.
Così in preda all'ansia e ad una manciata di ormoni festaioli mi rivolgo elettrica a mio padre e gli dico : "Papà mi scappa la pipì, devo tornare in stanza, tu aspettami qui che tanto torno subito"
Non do spazio a nessuna replica, faccio dietrofront e con passo rapido e ondeggiante mi dirigo verso il nostro reparto, la nostra stanza, il mio spazzolino da denti e la promessa di un alito fresco e che sappia di menta piperita per 24 ore.

Però mentre cammino ad un certo punto mi rendo conto di non sapere piu dove sono, mi sono persa!
Vedo solo lunghi corridoi, tanta gente ed io che non so dove andare. Mi sale l'ansia! Ho paura!

Il mio camminare a destra e sinistra e un po alla cazzo mi porta poi in un corridoio-stanza che non ha alcuna via d'uscita. C'è tantissima gente, molti malati abbandonati nei letti a castello a dieci e forse più piani, che dai loro tristi letti mi fissano. Altra gente si ammassa attorno ad una finestrella bianca a cui è stato rotto il vetro con un pugno. Si trova a metà parete e sarà larga e alta una cinquantina di centimetri circa. Quella finestrella è l'unico modo per entrare ed uscire da quel posto.

Ad uno ad uno si avvicinano, si arrampicano, si slanciano e passano dall'altra parte. Lo devo fare anche io se voglio uscire di li!

Provo a saltare ma non ci riesco, in queste cose sono sempre stata una grande impedita e la stazza di certo non facilita la cosa.

Chiedo aiuto alla gente che mi circonda, ma nessuno vuole aiutarmi perchè sono troppo pesante.

Sono avvilita, umiliata e spaventata! Non me ne importa più niente se mi puzza l'alito e sono tutta in disordine, voglio solo tornare da mio padre ma non ce la faccio a saltare e nessuno vuole aiutarmi perchè sono grassa!

Forse inizio a piangere.

Ed è proprio in questo momento di sconforto che si fa largo tra la gente Kledi Kadiu, il ballerino di Maria de Filippi, che buono e misericordioso si offre di aiutarmi a passare dall'altra parte. Trascinate dalla bontà di kledi si avvicinano anche altre persone e tutte insieme mi sollevano.

Finalmente riesco ad affacciarmi alla finestrella, e vedo una cosa che mai mi sarei aspettata di vedere, vedo Calcutta..un lago di acqua zozza sotto di me e donne indiane con dei vasi in testa.
Per quanto non mi piaccia l'idea di tuffarmi in quell'acqua so bene che quella è l'unica via d'uscita che ho! Da sotto kledi e gli altri mi spingono ancora un po, io da parte mia cerco di collaborare come meglio posso e finalmente con un sonoro splash casco nell'acqua zozza. Sono lurida ma felice, adesso posso andare da papà.

Comincio a correrre e mi ritrovo di nuovo in ospedale. Chiedo informazioni alla prima infermiera  che trovo e questa mi indica subito dove andare.
Ecco li papà, lo vedo, che felicità!
E' seduto vicino a Pepe, cioè tra lui e Pepe c'è solo una sedia vuota.
Mi precipito da lui e facendo ancora finta di non vedere Pepe gli racconto tutta concitata cosa mi è successo riassumendo il tutto in tre punti: mi sono persa, kledi mi ha salvata, ho fatto un tuffo nell'acqua zozza.

A questo punto mi giro verso Pepe e faccio la faccia sorpresa come se davvero lo avessi visto solo in quel momento.

Adesso non mi importa più se sono tutta zozza, spettinata e con la fiatella, mi siedo accanto a lui e cerco di parlargli..ma quello di scatto si alza, si porta un dito alle labbra e mi fa scchhhh! e poi mi indica una ragazza seduta dietro l'angolo.

Mi sale la morte nel cuore, Pepe è li con la sua ragazza incinta per fare l'ecografia al pancione e mi ha zittito prima che potessi iniziare a fare la gallina con lui, perchè davanti alla sua ragazza dobbiamo far finta di non conoscerci;

Mi metto li buona buona, delusa delusa, avvilita avvilita, vicino a papà e aspetto il nostro turno.

Dopo un po Pepe ritorna e quatto quatto mi chiama in disparte, io mi avvicino pensando chissà quale cosa importante dovesse dirmi e invece quello piano piano mi sussurra all'orecchio : Comunque se hai fame ho delle caramelle in tasca!!

Ed io la prendo seriamente come una gran presa per il culo e mi offendo a morte!!!

No ma dico, sembro forse una che pensa sempre a mangiare?!!

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