20 giugno 2009

L' ADDIO

Oggi è la vigilia del giorno x, dove x sta per il giorno in cui faccio le valige e me ne torno a casa.

Facciamo un rewind.

Da una precedente puntata :

"Però del negozio non volevo saperne più nulla, mi ero messa in testa che dovevo fare l'università
bisognava salire di rango, puntare ad una posizione di prestigio, basta bottoni e basta merletti
dovevo diventare una dottoressa!"

Fu così che timorata di Dio ma anche un pò di tutto il resto , feci i bagagli e mi iscrissi all'università
di "Cuscì"...un grande cambiamento, lontana da casa, dalla famiglia e dalle mie abitudini.
Si prospettava la trasformazione,  lucidavo le mie ali nell'attesa di spiccare il volo...
E già mi immaginavo orde di nuovi amici, esperienze esaltanti, un corpo e  una vita nuova..
Arrivai qui, decisi di allogiare in uno studentato.
Il mio primo giorno qui, allo studentato e a Cuscì fu un giorno di strazio, appena i miei mi lasciarono, cominciai a stare male, lottavo con i conati di vomito, piangevo e telefonavo ai miei supplicandoli di fare inversione ad u e di tornare a prendermi, supplicai e minacciai, ma loro non tornarono.
Passai tutto il pomeriggio e la sera e parte della notte stesa sul letto a piangere e a mandare messaggi al mio psichiatra che, povero uomo cercava in tutti i modi di darmi forza e tranquillizzarmi. Ma io non volevo sentire ragioni!
Piangevo, ululavo, lacrimavo, uscivo di stanza solo per andare in bagno (il quale mi buttava ancora di più nello sconforto, poichè essendo io una maniaca dei bagni, ci vedevo troppe, troppissime pecche)..
Il giorno dopo (un martedì) azzardai un'uscita, guardavo le strade, le percorrevo, fissavo dei punti di riferimento, speravo ardentemente di non perdermi..
Già mi sentivo una donna impavida per aver resistito un giorno lontano da casa...
Il mercoledì iniziai a frequentare le lezioni: cercai di socializzare il più possibile, spendendo 4 euro pranzavo in mensa con le altre, mi sforzavo di trovare piacere ed interesse
in quello che stavo facendo, soffrivo parecchio il confronto con gli altri, e ritornavo a casa alla sera, con i piedi che imploravano pietà, e piaghe da sfregamento eccessivo un po ovunque..
Sembra ieri eppure sono trascorsi 4 anni, tiriamo dunque le somme :
l'università non mi ha entusiasmato più di tanto, troppo noiosa, e troppo veloce, ritmi e attività per me insostenibili. La convivenza con altre 25 ragazze invece mi ha regalato molto, ed è la cosa che mi mancherà di più : le chiacchiere fra ragazze, le confidenze amorose e sessuali (a proposito, ho scoperto un sacco di cose grazie a loro), le serate passate a gurdare dvd e a commentarli neanche fossimo dei critici affermati, le serate spese a guardare "sex and the city" e ad apprendere come delle giovani donne rampanti ed esaltate devono stare al mondo. Ho ascoltato mille storie e mille volte ho raccontato la mia storia.
In tutta questa esperienza però mi sono limitata a guardare..guardavo e guardo loro vivere la propria vita, divertisrsi, impegnarsi nello studio, amare in tutte le forme che l'amore può assumere..osservo e non partecipo..questo è quanto ho sempre fatto e questo e cio' che mi sta distruggendo un poco alla volta.
Sono passati 4 anni ed è giunta l'ora della ritirata, me ne vado senza una laurea (magari un giorno la prenderò), me ne vado lasciando qui un pezzo del mio cuore tant'è vero che  quando si fa buio, quando si fa
notte piena,  piango, da sola, nel letto, pensando al momento in cui voltandomi guarderò tutto questo per l'ultima volta : posti e persone che hanno significato tanto per me, e che molto probabilmente, per gli strani casi della vita non rivedrò mai piu!
Mai più le gambe chilometriche e la classe di Telma il cui pensiero è :"Devi dare sempre un immegine di femminilità, ti devi mostrare in modo che l'uomo abbia poi la possibilità di fantasticarci su!"
Mai più l'eleganza, i sorrisi storti,e la fragilità della mia Ciottolina (che mi ha appena portato un libro e un biglietto, me li ha infilati nella borsa e mi ha fatto promettere di aprirli solo domani, quando sarò gia andata via).
Mai più le sfilate, i balletti, l'accento barese e le aberranti storie delle prime esperienza sessuali della mia annarella.
Mai più gli abbracci morbidi e profumosi e la sconvolgente razionalità della mia Smidollata.
Mai più le stramberie e i comportamenti ossessivi di Marianella, 45 chili ricci compresi.
Mai più, mai più, mai più...
Ed è un mai più che mi rimbomba forte nel cuore...e mi fa male...

Stamattina sono andata dal parrucchiere; si dice che quando una donna fa dei cambiamenti importanti nella propria vita, cambia per prima cosa, taglio o colore ai propri capelli.. No, non è il mio caso, io ci sono andata per farmi coprire i capelli bianchi, e poter così ingannare il mondo ed il tempo dando di me l'immagine della ragazzina con ancora tutti i capelli neri, si, una ragazzina che vive in uno studentato universitario!

Ora vogliate scusarmi, vado a chiudere 4 anni di vita in un paio di scatoloni!




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